Thursday 2 july 2009 4 02 /07 /Lug /2009 17:25
 

Allora la cosa si fa complicata, quindi vorrei fare rapidamente il punto della situazione dopo gli ultimi avvenimenti. Continua il nostro viaggio verso la meta finale che è la città del Vaticano, dove in qualche modo dovremmo riuscire ad entrare. Come è noto entrare nella città del Vaticano è proibitivo per chi non è invitato e abbiamo appurato (nella puntata precedente) che l’invito giunto a Rocambolandia a firma del Santo Padre non era autentico.

Sappiamo quindi che dovremo superare la sorveglianza delle guardie Svizzere, e dovremo inventarci un modo per farlo, ma confidiamo nella nostra inesauribile creatività.

Annoto tutto questo mentre il sottoscritto, dieci sosia della nazionale italiana di calcio travestiti da suore, i nostri giocatori del Rocambolenco, siamo tutti qui, tutti stipati nel pancia di un tir che era partito per trasportare merluzzi surgelati scaduti e ora trasporta questo carico alternativo.

I sosia della nazionale italiana di calcio fra i quali cito Pirlotta, Grasso, Buffone, Cannabaro, Pony, Biliardino e così via, in questo momento relativamente tranquillo del nostro viaggio, ci raccontano con maggiori particolari la loro storia mentre io per vincere il caldo opprimente mi accingo ad abbassare ulteriormente la temperatura della cella frigorifera che ci ospita.

Ci dicono che, come sosia, erano stati ingaggiati per girare uno spot pubblicitario contro l’uso delle contraffazioni, uno spot che in effetti in Italia potete già vedere in TV.

Tuttavia, durante i provini per lo spot qualcuno non aveva mancato di notare che i sosia non solo erano somiglianti in modo impressionante agli originali, ma rispetto a questi erano anche molto più bravi con la palla fra i piedi. Così la Federazione Italiana Gioco Calcio aveva pensato di mandare i sosia a giocare la Federation’s Cup in Sudafrica, mentre gli originali se la spassavano in vacanza. Il rapporto qualità prezzo dei giocatori era molto conveniente.

Tuttavia in Sudafrica i nostri sosia avevano rimediato una figuraccia nella partita più attesa, quella contro i sosia dei giocatori della nazionale brasiliana. La Federazione, prima di spedirli in Sud Africa gli aveva fatto una sola raccomandazione: “se perdete non è un problema, basta che fate come i veri professionisti, cioè fate la faccia di chi non gliene frega un cazzo della sconfitta che tanto avete i miliardi, le Porches e veline con cui consolarvi. Altrimenti scoprono che siete dei sosia!”

Invece, questi ragazzi di umili origini e di indole modesta, non tanto dissimili dai nostri ragazzi del Rocambolenco, così poco professionisti, così ancora fanciulli e così infiammabili alle vampe di quel fuoco indomabile che questa sfera di cuoio accende nei cuori di chi la rincorre, ci avevano creduto e l’umiliazione della sconfitta era stata così pesante che li aveva sopraffatti.

Così erano scappati dallo spogliatoio facendo un buco nel pavimento della doccia come la rappresentativa calcistica degli alleati nel film “fuga per la vittoria”.

Tuttavia la loro somiglianza con i veri giocatori della nazionale li rendeva riconoscibili da chiunque, così nel corso delle loro peregrinazioni avevano dovuto ricorrere a vari travestimenti, l’ultimo dei quali era costituito appunto dalle tonache sottratte a dieci suore Orsoline del Sacro Cuore di Gesù, alle quali avevano lasciato in dote però le maglie azzurre della nazionale che fortunatamente coprivano le malcapitate fino alle ginocchia.

La storia di questi ragazzi ci colpisce e ci fa meditare nelle lunghe ore di questa convivenza non comoda nella pancia del Tir frigorifero che ci ospita tutti insieme appassionatamente.

Tuttavia mentre conversiamo amabilmente con i nostri amici improvvisamente accade che questi, tutti insieme, cominciano a dare segni di evidente squilibrio, che non sappiamo spiegarci. Tutti insieme cominciano a cantare “giro giro girotondo, casca il mondo ….” come il computer Al 9000 in “2001 Odissea nello spazio” poco prima di spegnersi per sempre. E infatti dopo pochi minuti sono tutti privi di vita.

Così scopriamo l’ennesimo colpo di scena: i nostri amici in realtà sono degli androidi, dei replicanti fabbricati in Cina ad immagine e somiglianza dei giocatori della nazionale italiana. Forse abbassando la temperatura di questa cella frigorifera che ci ospita ho superato la soglia di tolleranza del freddo delle batterie a basso costo che i cinesi hanno installato nei replicanti.

Sono molto dispiaciuto di questo contrattempo e così siamo costretti a dividerci da questi amabili compagni di viaggio. Commossi li scarichiamo a terra con una rapido addio, certi che il caldo restituirà presto vigore alle loro batterie e che non ce ne vorranno per averli denudati del loro travestimento da suore che potrebbero agevolare non poco il nostro ingresso nella Città del Vaticano.

Di Umberto Scopa
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